hasta la vista & posta la foto

Sollecitato da un post del sempre ottimo Vittore Zen cado nella tentazione di indagare sul perchè sia a volte rischioso postare immagini sui social network; già so che mi faccio del male (posto spesso immagini) ma forse è meglio saperne qualcosa di più.
Il fatto di occuparmi dei SEO e di verificare quale sia l'influenza della pubblicazioni delle immagini è un motivo in più per cercar di capirne qualcosa.

Innanzitutto distinguiamo quella che è la pubblicazione delle immagini su un sito di cui si detiene la proprietà oppure su un social network;
- nel primo caso si potrà sempre rivendicare di essere eventualmente i proprietari dell'immagine e di non autorizzarne l'uso,
- nel caso del post sui social network la questione è differente: nel disclaimer che si accetta iscivendosi (per facebook sono più di 14000 parole) e che sicuramente tutti non abbiamo letto (!) sono descritte le condizioni con le quali i nostri file vengono inseriti online; a volte si tratta di un vero e proprio regalo.

  • Instagram, che è controllata da Facebook, ha cambaito le condizioni di licenza perchè sospettata di vendere le immagini (sì, le vostre) ad altre ditte senza il vostro consenso; queste ditte pagano Instagram, ma Instagram non paga voi.
  • Facebook? Quando postate le foto voi date …una licenza non-esclusiva, trasferibile, sub-licenziabile, royalty-free (senza limiti di tempo e spazio senza dover sostenere ulteriori costi), universale di usare quello che postate su o in connessione con Facebook.
  • Flickr va un po' meglio: chiede a voi quale licenza volete attribuire alle vostre foto, ve la fa scegliere tra 'All right reserved' e licenze creative commons in tutte le loro declinazioni. Potete per esempio vedere qui una mia foto per la quale mi riservo i diritti di attribuzione, non opere derivate, non vendita
  • Twitter è più o meno come Facebook.

Quindi questi social network possono fare quasi tutto quello che vogliono con le vostre foto; soprattutto indagini di mercato da vendere a caro prezzo a chi investe sui loro siti in pubblicità.
Son passati i tempi in cui i detentori di informazioni per stupirci facevano le capriole (provate a scrivere 'fai la capriola,  'do a barrel roll' su Google, per esempio), oggi trattando con i dati si può fare di tutto.
Prendete ad esempio quello che è successo ad una ragazzina di Minneapolis per la quale un sistema di invio massivo di email ha inviato le pubblicità per donne incinte: il sistema sapeva che la ragazza era incinta, nonostante lei non lo sapesse; analizzando ciò che aveva visto / comprato /navigato in passato ne ha associato il comportamento con quello di donne incinte e, quindi, a tutto il gruppo ha inviato la stessa email promozionale. Lei non lo sapeva, la famiglia non lo sapeva; il sistema di analisi delle navigazioni sì, e sapeva anche che una persona di quel tipo 'catturata' nel secondo trimestre di gravidanza sarebbe stata un ottimo consumatore per il seguito della vita del bambino.

Carini ( si fa per dire) sono quei sistemi che indagano su di voi e dicono chi siete e quali preferenza avete o, più prosaicamente, promettono di svelare la vostra personalità; si comportano cioè come se fossero una multinazionale che cerca uno specifico tipo di consumatore e controllano se il vostro profilo corrisponde. Ne vedete un esempio nel sito http://youarewhatyoulike.com, il cui nome si spiega da solo; a me ha risposto "Sorry, it seems like you have too few Facebook Likes for us to accurately predict your personality."

Ma... ecco qualche info che visual.ly può prendere dal mio profilo facebook (accidenti.... i miei 'top friends' sono tutte femmine...)

Se si riesce a fare tutto ciò con una informazione relativamente 'povera' come il testo o gli indirizzi di navigazione immaginate cosa si può fare con informazioni più 'ricche' come  le immagini; il riconoscimento facciale è ormai storia e l'associare un'immagine ad un nome è nelle normali capacità di qualsiasi sistema di elaborazione di immagini. Più complesso è quanto riesce a fare ditto che estrae dalle vostre foto i marchi dei prodotti utilizzati per fini di marketing; ne vedete un esempio su http://brandmanager.ditto.us.com/brandreport/photos o http://streamditto.com/ dove 'live' vengono estratte le foto (le vostre foto) dai social network se hanno il logo di una ditta, e voi diventate gli inconsapevoli veicoli commerciali 'aggratis': quelle foto possono essere utilizzate senza il vostro esplicito consenso perchè glielo avete già dato.

Immaginate cosa può succedere quando siete in una corsia del supermercato, il vostro facebook che giace nello smartphone comunica la vostra posizione, il gestore dei prodotti del supermercato sa che siete lì... che ci vuole a mandare un video dimostrativo nella corsia esatta proprio adatto a voi, che venite 'illuminati' da una pubblicità proprio quando ne avete bisogno? La sincronicità di Jung non c'entra molto...

Non dimentichiamo inoltre che nelle foto sono comprese già molte informazioni, le cosidette informazioni EXIF, che viaggiano con la foto; potete controllare le vostre su http://www.findexif.com/. E' uno dei primi strumenti d'indagine quando, ad esempio, si invia una foto per documentare un danno o un evento; con i dati EXIF si può controllare quando e in che modo è stata scattata la foto, con quale apparecchio, con quale software è stata elaborata (ecco un esempio su una mia foto).

Quindi non si postano più immagini sui social network? Ognuno si comporta come vuole, l'importate è essere informati dell'uso che ne potrebbe essere fatto, essere consapevoli che nell'inserire dati in questi siti molto spesso è più quanto noi diamo di quanto non otteniamo, siamo più noi ed i nostri pensieri e amici ad essere usati che non noi ad usare i social network.
Particolarmente triste mi appare l'immagine di quei docenti che invitano i propri allievi, magari minori, ad interagire a fini didattici sui social network; sarò un bacchettone, ma questo mi sembra un vero e proprio scandalo, un losco traffico di dati di persone non tutelate veicolato da chi le dovrebbe tutelare, seppur spesso inconsapevole. Magari con il beneplacito delle istituzioni che parlano di 'innovazioni didattiche'.

So di cantare un po' fuori dal coro, e magari di stonare un po'.
Nel momento in cui ottieniamo servizi dai social network che sembrano gratuiti una volta di più vale l'(ormai vecchio) adagio che recita 'quando ottieni qualcosa gratis, il prodotto venduto sei tu'.


"La bestia è in chiesa", Flickr










Riferimenti:
http://www.telegraph.co.uk/technology/social-media/9780565/Facebook-terms-and-conditions-why-you-dont-own-your-online-life.html
http://www.forbes.com/sites/kashmirhill/2012/10/25/how-a-company-takes-full-advantage-of-your-facebook-information/
http://www.thedenverchannel.com/news/call7-investigators/some-stores-track-customers-by-wifi-on-smart-phones-the-call7-investigators-found
http://streamditto.com/
http://brandmanager.ditto.us.com/brandreport/photos
http://www.nytimes.com/2012/02/19/magazine/shopping-habits.html?_r=0
http://edition.cnn.com/2013/06/13/living/buzzfeed-data-mining/
http://iplegalfreebies.wordpress.com/2012/09/11/what-happens-to-your-photos-once-posted-to-facebook/

COMMENTI

5 commenti all'articolo
Anonimo 17 maggio 2016, 06:45

Anonimo 17 maggio 2016, 11:36

Anonimo 20 maggio 2016, 12:10

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